Illustrazione di Nicolas Testa.

5 cose da non fare quando (mi) mandate un curriculum

Ho spedito così tanti curriculum nella mia vita, e ho ricevuto così poche risposte, che una volta diventata direttore mi sono fatta una promessa: avrei sempre risposto a tutti (anche se con un ritardo medio di 30–40 giorni).

Faticosamente porto avanti il mio impegno.

E… deve essersi sparsa la voce (quella lì risponde!), o semplicemente è lo specchio dei tempi: da anni, la mia casella email è destinataria dei sogni di centinaia e centinaia di persone.

Un popolo variegato, da cui sono emersi i miei più fidati collaboratori, e che mi ha fatto scoprire una grande verità:

Rispondere a un’autocandidatura è doveroso. Ma è altrettanto doveroso autocandidarsi in maniera efficace.

Ecco dunque una lista semiseria delle cose da fare (e non fare) quando si manda un curriculum.

Tutti gli esempi che leggerete sono email realmente ricevute: ho solo reso irriconoscibili i mittenti. Che spero non se ne abbiano a male se li ho usati come esempio in questo excursus sulla difficile arte di farsi ascoltare.

Partiamo dai fondamentali:

1) Mai farsi precedere dal proprio cognome:

Specie se il cognome assomiglia vagamente a un nome: la risposta in tal caso rischia di essere: «Cara Antonella…»

2) Cercare, nei limiti del possibile, di non sbagliare il nome del destinatario, e soprattutto di non confondere la sua azienda con il principale competitor.

Una volta, una ragazza era partita proprio bene:

Ma poi ha pensato di concludere così:

3) Evitare i modelli di lettere reimpostati, se non si vuol rischiare un effetto così:

4) L’autopromozione è fondamentale. Bisogna essere i primi sponsor di se stessi. Ma senza esagerare.

Il rischio è di sentirsi rispondere: “posso mandarglielo io il curriculum?” Come ho fatto io, scherzosamente, al mittente di questa email:

5) D’altra parte non bisogna neppure buttarsi giù:

Tantomeno mettersi ai saldi:

***

Ma allora, una buona volta, cosa si deve fare?

Tanto per cominciare:

1) Il miglior consiglio per mandare un curriculum è… non mandarlo. Ebbene sì, lo ammetto: ho aperto raramente l’allegato a una mail così congegnata

Quel freddo elenco di competenze, miste a pezzi di vita stile telegramma, non è di facile lettura. Meglio raccontarsi con una bella lettera e allegare il cv per ulteriori approfondimenti.

C’è gente che dice: ho mandato 100 curriculum, neanche una risposta.

Io controbatto: per inviare un curriculum ti basta un clic. Per leggerlo ed elaborare una risposta sensata occorre almeno un quarto d’ora: lo faccio solo quando sento che c’è stato altrettanto impegno dall’altra parte.

2) Dimostrare di conoscere a fondo l’azienda per cui ci si candida e i suoi brand. Possibilmente dicendo cose intelligenti.

Chapeau!

3) Farsi notare, ma senza fuochi d’artificio.

A volte basta una parola messa lì senza automatismi a svelarti una mente brillante e intelligente… Come una certa fanciulla che un giorno mi scrisse:

4) Per finire, la regola aurea. Presentarsi con la forza delle proprie idee.

“Il miglior curriculum sono le idee” è una delle lezioni che ho imparato nella mia lunga carriera di inviatrice di autocandidature (e lo spiego qui verso il minuto 2′ 20”).

Ecco perché ho adorato queste email di presentazione:

A questo punto ho lanciato la palla: sono pronta non solo a ricevere i vostri curriculum ma a chiacchierare con voi di come scriverli in modo efficace! Forza, fatevi avanti…

Illustrazione di Nicolas Testa

Segui @A_Monfreda

Originally published at giornimoderni.donnamoderna.com on October 16, 2014.

--

--

Co-founder di Diagonal. Qui parlo di giornalismo, leadership e innovazione

Love podcasts or audiobooks? Learn on the go with our new app.

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store
Annalisa Monfreda

Co-founder di Diagonal. Qui parlo di giornalismo, leadership e innovazione